La Matrice Collegiata di S. Maria La Catena

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E' una grande chiesa a tre navate, situata nel centro storico della cittadina, di fronte a quello che fu l'immenso " palazzo del principe ", di fronte all' " arco del principe " e dirimpetto all'antico ed elegante oratorio della Badia.
La sua posizione non è felice, e la sua stilisticamente poco significativa, non mira verso il centro abitato, ma verso la periferia, verso Acireale e verso il torrente. Ma questi difetti non contano, perché su di essi prevale la sua storia, che è legata al sorgere e alla crescita di Acicatena e al culto della Madonna.
CatenaIl suo vero nome è Santa Maria la Catena, ma viene chiamata la Matrice e, benché sia meno madre dell'antica - " mater et caput" di Aci San Filippo, questo titolo la distingue, non solo in Acicatena, ma in tutto il territorio dei cinque Aci, ché se Acireale, dal 1872 centro della diocesi, ha una chiesa più importante, quella è la Cattedrale ma non la Matrice.
E la Matrice, con la sua facciata inespressiva e senza sguardo, è però concentrata tutta nella cupola, imponente e dominatrice, severa e sicura di sé, ed ha una voce smisurata e possente, maestosa e convincente: quella della sua campana grande, che non teme confronti.
Alla Matrice, nei giorni solenni, quando si diffonde il rombo della grande campana, accorre il popolo di tutta la città, perché quella campana, fusa nel 1810, nell'atrio del - palazzo del principe -, in mezzo alla commozione del popolo, che gettava anche oggetti d'oro nella colata metallica, si chiama Maria, Maria della Catena.
A Maria della Catena è rivolta tutta l'architettura interna della chiesa, armoniosa e smagliante, con i suoi stucchi e ori che l'umidità crescente solo in parte riesce finora ad intaccare. E' ordinata e disposta verso due immagini, che non sono identiche, ma che propongono al visitatore e al devoto un medesimo soggetto: la Madonna della Catena.
Scolpita è l'una e risale almeno al 1630, quando per la prima volta venne portata in processione. Vestita di ori e di gemme e ricoperta di un ampio e prezioso manto, emerge come una madre portentosa, coi suo viso diafano, tenero giglio d'amorosa cera, disposto al sorriso, mentre il Bambino si proietta verso la folla.
Dipinta è l'altra e, forse, risale, benché ritoccata, ad un antico altarino, che nel 1400 propose per la prima volta, nel nascente quartiere, il culto di Maria della Catena. E qui tocchiamo le origini del centro cittadino.
Nel 1576, l'altarino si trasformò in cappella e venne affidato alla cura di una confraternita che si dedicava al culto della Madonna.
Fu nel 1586 che cominciò a sorgere la chiesa, vasta e imponente, attorno alla quale intendeva convergere la vita, non solo religiosa, ma anche civile della crescente popolazione.
Il 12 maggio 1588, sebbene non fosse ancora completa, per una particolare concessione, venne inaugurata e, in quel giorno memorabile, la storia della vecchia Aci San Filippo e quella della sorgente Acicatena s'incontrarono e si amarono.
Il grande fercolo dell'antica madre religiosa e civile dell'Aci recò il simulacro di S. Filippo d'Agira, con alla sua destra la statua dell'apostolo Giacomo e alla sua sinistra quella dell'apostolo Filippo, suo omonimo, nella nuova chiesa di S. Maria la Catena, e là fu celebrata la prima messa:
" ... Siamo stati oretenus informati che nella contrada delli Scarpi, parrocchia di S. Filippo di Carcina territorio di Jaci, si fabbrica una Ecclesia, seu Cappella sub titulo S.tae Mariae della Catena, quale Ecclesia è incompleta, e perché domane saranno li 12 del presente mese in detta Ecclesia o Cappella s'avrà d'andare l'immagine dì S. Filippo di Carcina di detta Contrada, solennemente e per divotione delli populi, perciò n'hanno supplicato che per domani tantum li volissimo concedere l'icentia in detta Cappella seu Ecclesia così incompleta lassare celebrare messa... Datum Catanae die XI Maij 1588 - Joannes Mendoso Vicar. Apost. Catanensis ".
Tempi calamitosi seguirono e la carestia e la peste afflissero la popolazione dell'intera Sicilia. In quei momenti, gli abitanti del quartiere della Catena, sia pure afflitti dalla situazione, intendevano completare il tempio. Perciò chiesero un sussidio e i giurati degli Aci, il 30 aprile 1592, accordarono 25 onze, " in vista della divozione verso la Madonna della Catena, alla quale ci è multa divotione di tutti genti ".
La devozione verso la Madonna cresceva e contemporaneamente il quartiere si sviluppava, acquistando maggiore consistenza e importanza. Il 15 gennaio 1597 Santa Maria della Catena fu elevata a chiesa sacramentale, cioè a parrocchia. La chiesa sacramentale di S. Elena e Costantino cedeva i propri diritti a quella della Catena, il quartiere passava dall'ultimo posto al primo e la chiesa, nel 1640, veniva elevata a " Matrice civile ".
La rapida ascesa continuò. Mons. Michelangelo Bonadies, vescovo di Catania, con decreto del 10 luglio 1686, elevava S. Maria della Catena a Matrice di tutta la città di Sant'Antonio e Filippo e del circondario. Divenivano dipendenti di questa chiesa le parrocchie di S. Lucia, di S. Giacomo, di Consolazione, di Acitrezza, di Aci San Filippo, di Valverde e di Aci Sant'Antonio. Fu il momento culminante di questa ascesa.
Poi sopraggiunse il terremoto dell'11 gennaio 1693, che sconquassò tutta la contrada, atterrò quasi tutte le chiese, lasciando intatto il coretto di S. Maria della Catena.
La chiesa risorse nel 1694, ancora più grande e più bella, anche per la generosità di tanti benefattori e per la munificenza dei principi Reggio di Campofiorito. E, da allora in poi, come un patto più stretto si stabilì, un contratto di singolare amicizia si strinse tra la popolazione e Maria della Catena.
In seguito, nel 1710, alla titolare della chiesa si affiancò un patrono: il martire S. Candido. Prelevato dalle catacombe di S. Callisto a Roma, il suo corpo venne donato alla chiesa dal principe di Campofiorito, D. Luigi li. Riposa tuttora in un'elegante urna di cristallo, collocata sotto l'altare maggiore.
Nella parete interna del prospetto, un'iscrizione su lastra marmorea, sagomata e incorniciata, associa i nomi della titolare e del patrono e ne propone la duplice devozione:

" Deum templum hoc
in honorem Virginis colentem
mortalis toto animo venerare,
et obtestator,
ipsumque tuis pils votis
aures praebiturum
merente eadem Virgine
ac Patrono divo Candido
sperato ".

(O mortale, con tutto il cuore invoca e supplica Dio, che abita in questo tempio, dedicato alla Madonna, e spera che, per l'intercessione della stessa Madonna e del Patrono S. Candido, Dio ascolti le tue devote preghiere).
Nel 1730, per iniziativa del' vicario don Antonio Urso, che vi legò i propri beni, fu eretta la Collegiata, composta di tre dignità, nove canonici scelti per concorso, un maestro di cerimonie e quattro fidecommissari laici. Il concorso dei canonici doveva essere espletato davanti alla presenza del rettore dei Gesuiti di Palermo, mentre quello per la Prepositura davanti a uno o più dottori dell'università di Catania, con l'obbligo che il candidato riconosciuto idoneo sostenesse un nuovo esame davanti agli esaminatori sinodali.
La Collegiata ha dato un tono di particolare distinzione alla chiesa e alle funzioni religiose. I suoi componenti hanno legato il proprio nome allo sviluppo della devozione a Maria della Catena.
Tra i tanti nomi, non possono essere dimenticati: il' prevosto Giovanni Ferlito, che restaurò la chiesa e nel 1795 la dotò dell'attuale cupola; il tesoriere Giuseppe Barbagallo, grande latinista e forse uno dei primi del settecento italiano; il prevosto Salvatore Barbagallo, filosofo e matematico, " mente piena di onnigena scienza ", come nel 1838, anno della sua morte, venne definito; il tesoriere Giuseppe Seminara, intelligenza acutissima, scomparso nel 1879, che ha lasciato tra pubblicate e manoscritte 28 opere, il prestigioso canonico Giuseppe Barbagallo, scomparso nel 1939, che per alcuni decenni fu la mente direttiva di tutta la comunità ecclesiale e civile di Acicatena; il prevosto mons. Giuseppe Consoli, protonotario apostolico, dalla multiforme attività pastorale e che, negli anni quaranta mentre iniziava la seconda guerra mondiale, sacrificò la propria popolarità per una maggiore interiorizzazione del culto verso la Madonna.
Ma, sopra ogni altro, il prevosto mons. Salvatore Bella, che fu vescovo di Foggia e poi, nel 1922, mori da vescovo di Acireale. Egli fu di Maria della Catena l'ardente apostolo, l'o storico, l'oratore, il poeta. Le sue spoglie riposano nell'ala della cappella della Madonna.
E oggi, a tanti anni di distanza da quel lontano 1400, nell'era della tecnica e delle sue applicazione, come prima, più di prima, dolci incanti sa evocare l'immagine di Maria della Catena, nelle giornate dell'11 gennaio e del 15 agosto.
Continuano a sostare, a supplicare, davanti a Lei, schiere di giovani, di anziani, folle di donne. Si trascinano verso di Lei gli ammalati e i vecchi. Con lagrime di speranza, aprono lo sguardo a quella calma divina, che rasserena.
Gli uomini accorrono da vicino e da lontano, mirano quell'Amore, senza tempo e senza spazio, che è bianco e purpureo, che è luce d'oro, fuoco di sole, che è promessa e gioia, estasi di vittoria.