| La Chiesa di S. Barbara |
Non si sa bene chi e perché, anticamente, avesse voluto
dedicare questa logora chiesetta ad una santa, alla quale nel territorio non
veniva data una grande importanza.
Situata quasi al termine di una dolce ma lunga discesa, a pochi metri dalla
piazza principale, carica di anni e di vecchiaia, manteneva bene il suo ruolo
di chiesa filiale, il quale era anche quello di ricordare alla gente che, tra i
santi del cielo, c'era pure S. Barbara vergine e martire.
Risaliva alla seconda metà del settecento e, sebbene costruita a calce e a
pietrisco, rafforzata con catene, resisteva ancora agli assalti del tempo e
all'inclemenza delle stagioni, alle scosse telluriche, forse anche per le sue
minuscole proporzioni e per i suoi spessi muri.
Armoniosa nelle linee, tutta bianca all'interno e rossa all'esterno, con la sua
piccola sacrestia e il vetusto campaniletto, nella sua remota giovinezza aveva
avuto pretese di eleganza e distinzione e forse era anche piaciuta.
Ma ora, rimasta al di sotto del fondo stradale circostante e quasi sempre
chiusa, immersa nella propria decrepitezza, si lasciava sopraffare dall'umidità
e dalla muffa, che avevano già preso possesso della sacrestia, dell'altare e
dello stesso tabernacolo e si protendevano verso la cappella della Santa.
Invano il sacrista, attempato e tento, con diligenza ogni settimana faceva
scorrere la scopa e gli stracci sulle mattonelle di terracotta della sacrestia
e su quelle in maiolica della chiesa. Invano spendeva la sua pazienza nella
cura delle panche, dei consunti parati e dell'antiquato vasellame. Tutto
diventava ogni giorno più vecchio e più scuro.
S. Barbara, dalle imponenti proporzioni, senza ori e senza ornamenti, che nelle
forme e nel colore arrossato delle guance sembrava raffigurare una prosperosa
popolana del luogo, nascondeva sotto un manto lungo e smagliante le tante crepe
e screpolature.
Secondo la tradizione, era stata una giovinetta non ancora ventenne, ma
l'artista le aveva dato le fattezze di una quarantenne, se non quelle di una
cinquantenne. Con la corona posata sul capo, nelle mani una torre di cartapesta
e una palma d'argento, si sporgeva dalla nicchia, riempiendo di sé tutta la
chiesa.
La chiesa, ormai, si apriva al culto soltanto la domenica e la vecchietta che
con voce sonnolenta intonava il rosario, prima della messa, invitava sempre i
fedeli, tutti vecchi anch'essi, a recitare un pater in onore di " Santa
Barbaruzza - benedetta ".
Servendosi di un calice d'argento annerito e di una patena ammaccata, di fronte
ad un crocifisso straziato da orrende ferite e a sei candelabri di legno
scorticati e polverosi, il cappellano, carico di anni e di acciacchi, ogni
domenica celebrava la messa, omettendo tutte le desinenze delle parole latine.
Non faceva mai predica, poiché per quella gente non ce n'era di bisogno. Si
limitava, al termine della funzione, a rileggere in italiano il testo del
vangelo, affinché i fedeli, che non capivano il latino, potessero almeno
rendersi conto dei miracoli compiuti da Gesù e degli aspri rimproveri, che egli
stesso rivolgeva a tutti gli scribi e farisei ipocriti del suo tempo.
Bisogna dire che la chiesa godeva di una posizione invidiabile, tra tutte le
chiese del territorio. Si trovava tra due strade quasi parallele e le
raccordava. Una principale a sud, la via Roma, e un'altra secondaria a nord, la
via S. Barbara.
Ma, in via S. Barbara, abitavano molti carrettieri e asinai. C'erano tante
stalle, tanti asini, muli e cavalli. E la loro presenza, in quella strada, non
apportava alcun beneficio a S. Barbara.
Gli scoli delle stalle, nel corso degli anni, non avevano fatto altro che
confluire sotterraneamente verso le fondamenta della chiesa e infiltrarsi sotto
il pavimento.
Si erano, a mano a mano, stratificati e confusi coi terriccio e con l'acqua
piovana. Esalando, ora, si mimetizzavano con l'odor di muffa e col tanfo del
vecchio arredamento e di tutte le pezze vecchie, creando un caratteristico
lezzo, difficilmente definibile. Una puzza particolare, vagante tra le
fatiscenti pareti, che era in sintonia con la presenza di tutti quei vecchi
fedeli che, perciò, la preferivano ad ogni altra chiesa e la consideravano come
casa propria.